Uniformarsi senza deformarsi

Un gregge, una massa di individui socializzati da indirizzare verso la “via più giusta”, sempre o per lo più controllabile, un mezzo attraverso il quale raggiungere i propri obiettivi. Questa la visione dei “potenti” che guidano l’odierna società, coloro che promettono ai cittadini uno stato liberale, laico e tollerante verso il diverso, gli stessi uomini che ghettizzano colui che la pensa differentemente.
Il collettivismo, la sottomissione del singolo al gruppo, è purtroppo una realtà difficile da sradicare e ben visibile nel generale concetto di società, così come nella ristretta cerchia degli adolescenti, vittime innocenti e non di tale processo. Dunque come sfuggire a una macchina perfetta come questa? come riuscire a vivere in comunione con gli altri senza uniformarsi? La risposta è espressione nell’adeguazione!
Nel mondo dei giovani, fatto di competizione e di insicurezza, all’interno del quale solo il più forte riesce a prevalere e quindi a influenzare l’altro, l’adeguazione nel momento utile è un concetto da tenere in considerazione, ma da non confondere con la totale sottomissione. Deformare la propria personalità e il proprio stile di vita in riferimento a un gruppo rende tale individuo un risultato della rete sociale, la quale quasi pretende che ciò accada: alzare la voce, gridare al mondo la propria opinione è ciò che i giovani – fucine di idee – dovrebbero desiderare più di ogni altra cosa. Certo, è più semplice restare nell’ombra, familiarizzare con l’esigua felicità che questa regala, senza mai esporsi alla luce dei propri pensieri, ma ne consegue uno straniamento e un disimpegno dalla propria vita, indegno di una persona che possa essere chiamata tale.
L’uomo è un animale sociale: non può e non vuole vivere in solitudine. Ma è davvero giusto essere strumentalizzato da una società ignorante ed egoista?

Maria Maddalena Cafagna 3H
Liceo Scientifico “Enrico Fermi” Bari

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