Ognuno di noi può essere disabile

Cosa definisce il concetto di disabilità? È difficile riuscire a stabilire effettivamente quali dovrebbero essere i criteri di decisione. La risposta migliore ad oggi è semplicemente “la società”. Si può perciò considerare la disabilità come un concetto culturale, il quale può essere totalmente ribaltato tanto da rendere ogni uomo un potenziale disabile – un individuo a disagio in ambito sociale – che non riesce ad adattarsi ad
un determinato ambiente. Il Centro Diurno di Bari, situato in via Napoli al civico 332, persegue proprio questo ideale: rendere ogni persona, seppure portatrice di deficit, capace di vivere dignitosamente la propria patologia in condivisione con gli altri, socializzandovi.
Essenziali sono la comprensione e l’ascolto, semplici mezzi che il personale del centro utilizza, per valorizzare le potenzialità del singolo e sviluppare le differenti passioni che albergano in essi, desiderosi e bisognosi di esprimere talvolta a parole, talvolta a gesti, ciò che hanno da dare agli altri. I diversi professionisti dello staff cooperano per raggiungere un unico e importante obiettivo – che ha tempistiche e dinamiche diverse, a seconda dell’ospite – per la vita al di fuori del centro: l’autonomia. Saper preparare un caffè, riuscire a tenere in mano una penna o leggere un libro sono attività quotidiane, per tutti scontate, ma rappresentano la volontà di vivere al meglio le proprie abilità, la possibilità e l’apprezzamento delle cose più semplici della vita quotidiana, come la dedica che un’ospite ha chiesto a una visitatrice.
Fondamentale è la figura dell’educatore professionale, il quale deve necessariamente possedere alcune qualità basilari: passione per il proprio lavoro, professionalità, pazienza, ma soprattutto desiderio di empatia e condivisione, proprio per il rapporto che si crea con l’utenza. Una persona sofferente non cerca un controllore o un insegnante, ma un amico affettuoso e presente.
“Una palestra di vita”: così un’assistente sociale ha definito l’esperienza al Centro Diurno, ma la didattica diventa biunivoca nel momento in cui sopraggiungono dei visitatori, i quali colgono inevitabilmente e immediatamente l’amore per la vita, l’ardente desiderio di viverla; apprezzano la fortuna di avere un’esistenza poco problematica. Insomma quell’apparato valoriale di sentimenti ormai estranei ai giovani adolescenti.
Maria Maddalena Cafagna
3H Liceo Scientifico “Enrico Fermi” – Bari

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